Vitamina B12. Tutto quello che c’è da sapere, spiegato facile.

Vitamina B12. Tutto quello che c’è da sapere, spiegato facile.

Le scie chimiche, le foto dello Yeti, un inesistente antenato – l’uomo di Piltdown –, le false teste di Modigliani, scolpite invece da studenti burloni di Livorno, fino ad arrivare alle beffe dei troll internettiani contemporanei. Le supercazzole non finiscono mai ma le nostre preferite sono le bufale vegane. Sulla povera vitamina B12, ad esempio, è stato detto di tutto e di più. E’ una vitamina essenziale all’organismo, presente in quantità sufficiente soltanto nella carne. Ma c’è chi sostiene che tale vitamina non esista, chi assicura che è perfettamente inutile, chi giura che basti non lavare le verdure per poterla assumere. C’è persino chi tenta di insinuare che non sia contenuta naturalmente nella carne ma venga fatta ingollare agli animali attraverso integratori. Facciamo un po’ di luce e sfatiamo alcune leggende metropolitane. Vitamina B12: tutto quello che dovete sapere, spiegato facile.

Fresh raw beef on cutting board

La cobalamina, più conosciuta come vitamina B12, venne isolata in seguito a una serie di ricerche su un tipo di anemia detta “perniciosa”. Nel 1926 si scoprì che nel fegato vi è un fattore capace di curare questa patologia. La struttura della vitamina B12 fu chiarita solo nel 1956. Si tratta dell’unico composto biologico che contiene cobalto (da qui il nome cobalamina), un elemento chimico indispensabile alla dieta di tutti i mammiferi. La vitamina B12 viene prodotta da batteri e si trova in quantità significative solo nei prodotti di origine animale. Le principali fonti di vitamina B12 sono il fegato, le uova, il pesce azzurro, il polipo, le cozze, le vongole, le ostriche, il granchio e i latticini. Tra le carni, sono particolarmente ricche di cobalamina l’anatra, il manzo, il coniglio e l’agnello. La dose sufficiente per un adulto in forma è di 2 mg al giorno, (che può aumentare per le donne incinta). Per soddisfare questo fabbisogno non bisogna certo strafogarsi. Bastano poco meno di 100 g di carne di manzo al giorno (100 g contengono 2,78mg di cobalamina). La B12 viene inoltre immagazzinata nel fegato, che la utilizza nei momenti di bisogno. Poiché il calore tende a degradare la vitamina, la modalità di cottura dei cibi è determinante per stabilire la quantità di B12 che arriva integra nel nostro piatto. Carne al sangue, stasera?

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Il dottor Giuliano Parpaglioni, biologo nutrizionista e collaboratore di Medbunker, un sito che si occupa di smascherare le bufale medico-scientifiche, ha scritto a proposito: “La realtà dei fatti è che non esiste una fonte alimentare vegetale affidabile di B12 in Italia e in generale in Europa. Esistono prodotti vegetali fortificati o prodotti con determinati microorganismi che contengono adeguate quantità di B12 e che quindi evitano l’integrazione alle persone che ne fanno uso, ma non sono presenti nel mercato italiano”. Ma le bufale, oltre alle zampe lunghe, hanno anche le corna dure. C’è chi continua a sostenere che alcune alghe, come la spirulina, siano fonti di B12. In realtà producono un composto inattivo e non assimilabile dall’uomo,. Anche il tempeh, un prodotto di soia fermentata, è erroneamente indicato come fonte affidabile di B12.

Raw beef steaks.

Siccome alcuni vegani intransigenti sostengono che la loro alimentazione sia la sola indicata per l’uomo, hanno diffuso molte bufale e falsi scientifici pur di non ammettere l’innaturalità di una dieta che obbliga ad assumere integratori. Molto in voga sono quella che sostiene l’inutilità di integrare la B12 poiché già presente nell’intestino e quella che assicura che basti non lavare frutta e verdura. Susanna Bramante, agronomo, divulgatrice scientifica e biotecnologo, cura GenBioAgroNutrition, un blog “a sostegno dell’Agroalimentare Italiano, della Dieta Mediterranea e della Ricerca Biomedica, contro la disinformazione pseudoscientifica“. Riguardo alla B12 spiega: “E’ vero che nell’intestino umano esistono batteri che sintetizzano cobalamina, ma sono situati in zone dove l’assorbimento di quest’ultima è molto scarso e quindi avviene in quantità insufficienti a coprire le esigenze del nostro organismo. Inoltre il nostro sistema immunitario, diversamente dalle scimmie che mangiano senza problemi frutta sporca di terra, avrebbe serie difficoltà se introducessimo ortaggi e frutti non lavati adeguatamente”.

Fresh Raw Meat

Un’altra leggenda vuole che la carne non contenga naturalmente vitamina B12, ma che venga aggiunta nei mangimi: ecco che anche gli onnivori devono assumere integratori. “Niente di più falso”, spiega Bramante. “Per tutti i ruminanti poligastrici, quindi bovini, ovini, caprini e bufalini non c’è assolutamente bisogno di integrare i mangimi con vitamina B12 e con tutte le altre vitamine del gruppo B, in quanto la sintesi batterica che avviene nel loro complesso sistema digestivo ne permette lo sviluppo nel rumine in grandi quantità. Per questo la carne ed il latte che ne derivano, ne sono naturalmente ricchi”. Inoltre i ruminanti assumono vitamina B12 anche attraverso il consumo di foraggi carichi di microrganismi che la sintetizzano. Anche suini e ucceli, prendono la vitamina B12 “dalla carica batterica “buona”, tipica dell’ambiente in cui vivono, arricchendo le loro carni e uova di questa fondamentale vitamina”.

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Diversi studi mostrano quanto sia indispensabile per l’equilibrio nervoso, per l’umore, per il funzionamento delle cellule del sistema emopoietico, per un corretto sviluppo cognitivo e psico-attitudinale, soprattutto durante l’infanzia e adolescenza. A fine giugno 2016 una bambina di neppure tre anni è stata ricoverata in rianimazione all’ospedale Gaslini di Genova per malnutrizione a causa della dieta “rigidamente vegana” decisa dalla madre. Alberto Ferrando, presidente dei medici pediatri liguri è intervenuto, spiegando: “La dieta vegana non è incompatibile con la crescita del bambino, ma deve essere accompagnata da un’attenzione particolare e costante per evitare carenze di sostanze fondamentali per la crescita e per la stessa vita”. Un anno prima, stessa storia a Pisa. Il professor Giovanni Federico, docente di pediatria presso l’Università di Pisa ha spiegato: “Il bambino presentava un grave deficit di vitamina B12 oltre a carenze di vitamina D. Era allattato ancora esclusivamente al seno, con ritardo sullo svezzamento, e anche la madre presentava i suoi stessi deficit”. Il problema, spiegano i medici, è che anche la donna aveva carenze nutrizionali – per un’errata scelta degli alimenti vegani, in sé non dannosi se ben bilanciati – e una forte carenza di vitamina B12 che ha trasmesso con il latte al figlio.

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